Intervento della Professoressa Paola Milani del Laboratorio di ricerca e intervento in educazione familiare dell'Università degli Studi di Padova in merito al dibattito sul reddito di cittadinanza

A proposito del dibattito tra Barca e Bonaccini

 

di Paola Milani, Laboratorio di ricerca e intervento in educazione familiare,

Università degli Studi di Padova.

 

 

Forse è utile un chiarimento per evitare di diffondere cattiva informazione fra i cittadini.

Cosa dice la legge a proposito? Il D.L. 4/2019 istitutivo del Reddito di Cittadinanza recita: “L'erogazione del beneficio è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (...), all'adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all'inserimento nel mercato del lavoro e all'inclusione sociale» (art.1).

Poiché «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» è un principio chiave della nostra democrazia, l’intento è quello di costruire percorsi di inclusione attiva piuttosto che di mera assistenza, tramite una strategia partecipata e progettuale per avviarsi, come comunità nazionale, verso un reale punto di svolta nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale. La via indicata per realizzare questo obiettivo è l’ingaggio per l’attivazione dei servizi sociali, dei servizi per l’impiego e dei cittadini, del Terzo settore, per costruire con ogni beneficiario un patto di inclusione sociale che accompagni il nucleo familiare verso l’autonomia.

L’orientamento di questa norma è quello della giustizia sociale, dei diritti umani e dei diritti dei bambini: l’azione sulla povertà da parte del sistema di welfare è intesa, cioè, come dovere delle diverse articolazioni dello Stato in risposta a un diritto universale delle persone che si genera non da mancanze o, peggio, da colpe dei singoli, ma soprattutto da carenze organiche ai sistemi sociali che generano disuguaglianze e tutta la varietà dei fenomeni di esclusione sociale.

Quindi: non è la norma che genera assistenzialismo o che consente di “stare sul divano”: lo Stato ha costruito la norma, ora le sue diverse articolazioni, hanno il compito dell’implementazione.  L’implementazione è dunque il nervo scoperto della questione: quello spazio tra il dover essere e la vita dei cittadini che va riempito di azione, metodo, efficienza, competenza tecnica e amministrativa, capacità di spesa. É in questo spazio che si è avviato un grande laboratorio di innovazione sociale, nel quale anche noi dell’Università di Padova stiamo facendo la nostra parte.

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