Non vedo l'ora di ricominciare a vivere

Non vedo l'ora di ricominciare a vivere

La paura e il desiderio. La rabbia e la speranza. Lo sguardo che arriva fin nelle profondità intime, quelle che spesso nemmeno osiamo sfiorare. E poi si allarga al mondo intero. 


Il 2020 - non poteva essere altrimenti - ha lasciato tracce indelebili anche nelle storie del nostro blog. E ha dato forza immensa a un desiderio, intenso anche più della paura: uscirne. Insieme. Migliori. «L’ho guardata negli occhi tante volte – ha scritto Davide - L’ansia da sclerosi multipla, ora l’ansia da Covid-19. Starò bene? Avrò il mio farmaco regolarmente? Intanto, sono costretto ad annullare la mia risonanza magnetica di controllo annuale. Sono – e siamo, tutti insieme – costretti a vivere nell’incertezza cosmica di quello che sarà. E questo perché un pipistrello in una grotta sperduta in una foresta della Cina ha portato un virus nuovo».Non è l’unico, Davide: il blog è un coro, una polifonia di racconti che non hanno paura di parlare di paura. Una paura che si intreccia con la vita, anche nei suoi aspetti più promettenti. Più desiderati. «Durante la quarantena ho avuto una splendida notizia, quella della gravidanza, arrivata dopo tanti sacrifici a causa delle ricadute della malattia e dei farmaci che ho dovuto cambiare. Sono molto entusiasta ma anche  tanto spaventata per la situazione estremamente incerta che si troverà a vivere mio figlio. Penso a come potrò fare per proteggere il mio bimbo da questo virus ma anche a quando potrò riprendere la riabilitazione perché la struttura dove andavo è stata chiusa per via delle disposizioni sul Covid-19».


Perché - sia paura o sia gioia pura - la vita è fatta di riabilitazione, di lavoro, di socialità. E la pandemia ha colpito duro. Ha chiuso spazi, servizi, supporti. «Ha stravolto la mia vita di universitaria fuori sede. Sono anche preoccupata di non riuscire a trovare lavoro nei prossimi mesi»Ci ha rinchiusi in casa, volenti o nolenti, sereni o devastati, come ha scritto Ilaria: «questo virus mi ha fatto crollare in uno stato di paura e inconsapevolezza assoluta. Dalla settimana scorsa, grazie alla mia azienda, lavoro da casa, non prendo più il tram che dovevo prendere tutti i giorni per andare a lavoro, uso il gel sulle superfici e sulla stampella ed ho la mascherina.Non uscirò da casa. E ogni giorno pulirò ogni superficie con il disinfettante, ogni oggetto, ogni ombra, tutto. Sono giovane, ho 36 anni e la mia vita vorrei continuare a viverla senza ulteriori grossi rischi per la mia salute».Nel nostro sentirci imprigionati dentro noi stessi, le nostre paure, la nostra casa, per amore del diritto a vivere che vogliamo conservare, lo sguardo, il pensiero, il senso di responsabilità, non possono non allargarsi ai confini del mondo, in un blog che ha la parola “oltre” nel suo nome: «Ho paura di tante cose, non solo della mia salute in questa pandemia, ma anche di quello che accadrà alla gente sola, alla nostra economia, alla nostra vita. Poi, certo, ci sono anche quelli che ghignano nei selfie con la mascherina abbassata e gli spritz, ammassati davanti ai bar e ai locali. Mentre medici e infermieri della stessa età svengono distrutti per la stanchezza dopo ore infinite di lavoro».


In questo sentimento del mondo, mai così forte, c’è un dolore che non passa, che non potremo dimenticare. È nostro, anche quando non è il nostro: «Ho visto mia madre leggere di una sua amica entrata in ospedale di giovedì e morire il lunedì successivo. L’hanno portata via in ambulanza medici e infermieri con lo scafandro, allontanando tutti, non consentendo più a nessuno, nessuno, da quel momento in poi, di avvicinarsi a lei. E’ morta sola. E il sola è quasi più ingiusto dell’esser morta. E ancor di più senza un funerale, nemmeno l’ultimo saluto».Per questo, c’è anche chi si arrabbia e non ci sta, quando gli dicono cheandrà tutto bene: «Cosa significa che andrà tutto bene? Che sopravvivrai al virus? Che le persone a te più care sopravvivranno al virus? Che tutti sopravvivremo al virus (è possibile)? Non è utopistico? . Il mondo non diventerà un posto favoloso fatto solo da gente favolosa perché c’è stato il virus».C’è chi, invece, sceglie e condivide una strada diversa, non inconciliabile, perché rabbia e speranza, paura e desiderio non sono in contraddizione: sono tutte carte dello stesso mazzo, facce della medesima luna, della nostra vita unica: «in questo blog nessuno ha da essere poi così felice della sua salute, però, se ci togliamo anche la speranza di poter avere giorni migliori, arcobaleni e perché no? anche un mondo migliore, fatto di gente migliore, come potremmo andare avanti e soprattutto, perché dovremmo andare avanti? Vedere un mondo un po’ più roseo non è incoscienza o puerilità: è solo pensare che, anche se di noi poco rimarrà, sarà comunque valsa la pena provarci».Domande e risposte. Diversità e somiglianze. Solitudini e appartenenze, come in una rete di pescatori sempre pronti a riprendere il mare. Grati nonostante tutto alla vita, anche quando sembrerebbe essere il tempo del buio, della delusione, della rinuncia. Questi siamo noi

Ho imparato a non giudicare le scelte degli altri, a non misurare il dolore e a non fare paragoni, a non dedicare tempo ed energie preziose a ricordi ingombranti, a non essere troppo severo con me stesso e le mie debolezze. Ho scoperto il valore della gratitudine.


Ogni giorno possiamo vedere il mondo con occhi diversi e cercare di fare del bene a qualcuno, senza chiedere nulla in cambio. Amate le persone e usate le cose. Il contrario non funziona mai.[…] Quando torneremo davvero ad abbracciarci, a ridere, a godere di quelle piccole cose che oggi scopriamo essere dei preziosi privilegi? Non lo so. Ma di una cosa sono certo. Ne usciremo tutti insieme. E tutti insieme saremo delle persone migliori».

Non vedo l'ora di ricominciare a vivere
Non vedo l'ora di ricominciare a vivere
Non vedo l'ora di ricominciare a vivere
Non vedo l'ora di ricominciare a vivere
Non vedo l'ora di ricominciare a vivere