Intervento maxillo facciale seconda o terza classe

di Fabio Filiaci

DURATA

03:07

La chirurgia ortognatica è una branca della Chirurgia Maxillo-Facciale che si occupa della correzione scheletrica delle deformità congenite o acquisite dello scheletro facciale e più in particolare dei mascellari superiore ed inferiore. Gli interventi cardine di questa chirurgia sono rappresentati dall’osteotomia tipo Le Fort I (che permette la mobilizzazione del mascellare superiore) e l’osteotomia sagittale della mandibola (che permette la mobilizzazione della mandibola). Mediante l’esecuzione di suddette osteotomie è possibile mobilizzare le mascelle con i relativi denti e riposizionarle nella loro corretta posizione tridimensionale. Questa chirurgia viene generalmente effettuata su soggetti adulti a fine crescita, solo in alcuni casi è possibile anticipare queste procedure a partire dai 16 anni (chirurgia precoce). Grossolanamente possiamo distinguere due importanti malformazioni: Sindrome progenica: vi è, cioè, un eccessivo sviluppo della mandibola che porta il paziente ad avere gli incisivi inferiore di fronte a quelli superiori (detto morso inverso). Sindrome prognatica: rappresentata da un ridotto sviluppo della mandibola che risulterà posizionata molto all'indietro rispetto gli incisivi superiori. Tali malformazioni possono determinare una serie di problematiche costituite da problemi di: • Masticazione • Fonazione • Igiene Orale ed Aspetto Estetico • Dolore Cronico del Mascellare Superiore e della Mandibola • Morso Aperto • Morso Inverso • Aspetto Asimmetrico del Volto • Mento Sfuggente • Difficoltà nel far venire a contatto le labbra senza sforzo • Disturbi Respiratori del Sonno ( Apnee o Russamento) • Disturbi dell'Articolazione Temporomandibolare • Cefalee • Cervicalgie Come accennato precedentemente, le due tecniche chirurgiche, permettono una mobilizzazione completa delle arcate dentarie e dei relativi mascellari ed il loro riposizionamento nei tre piani dello spazio. La contenzione negli ultimi decenni ha subito importanti variazioni che hanno reso queste procedure più stabili e con una migliore predicibilità del risultato estetico. Mentre, infatti, 30 anni fa si utilizzava un filo di acciaio che, praticando dei piccoli fori nelle ossa mobilizzate, permetteva il loro avvicinamento e la successiva saldatura delle fratture chirurgiche, ma il tutto doveva essere adiuvato dal bloccaggio dei mascellari per almeno 20/30 giorni; oggi vengono utilizzate delle placche e viti in titanio che immobilizzano, in modo stabile le fratture chirurgiche senza avere la necessità di eseguire un bloccaggio intermascellare. Tale differenza, purtroppo, ancora non è universalmente percepita dai pazienti che, spesso, sono ancora convinti di dover rimanere, dopo l’intervento chirurgico immobilizzati, con i mascellari bloccati, per i classici 20/30 giorni…di 30 anni fa.