Chirurgia ortognatica e lesione del nervo mandibolare

di Fabio Filiaci

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03:20

L'intervento maxillo facciale per "definizione" è quello di di chirurgia ortognatica, utilizzato nella correzione delle malocclusioni di terza o seconda classe, ma queste procedure non sono scevre da complicanze anche nelle mani del miglior chirurgo al mondo. Cosa nota ai chirurghi, un pò meno a chi ne parla senza cognizione di causa ogni giorno. La chirurgia ortognatica è quella branca della Chirurgia Maxillo Facciale che si occupa della correzione delle malformazioni del mascellare e della mandibola, più in particolare, permette di correggere le frequenti malformazioni del volto che si presentano, spesso, con morso incrociato, masticazione inversa, terza classe, terza classe scheletrica, seconda classe, morso inverso, ecc Patologia di relativamente frequente riscontro nella clinica del chirurgo maxillo facciale, permette la correzione nei tre piani dello spazio delle malformazioni del terzo medio del volto risolvendo varie problematiche legate alla malocclusione (sia estetiche che funzionali) come l’estetica, la masticazione, la fonazione, disturbi dell’articolazione temporomandibolari ecc Questo tipo di chirurgia prevede una prima fase di trattamento ortodontico, in cui vengono, mediante un apparecchio fisso, riposizionati i denti e riportati in una posizione ottimale come se la malformazione non esistesse. Successivamente si esegue l’intervento chirurgico maxillo facciale di riposizionamento delle basi scheletriche. Tra quelli più frequentemente utilizzati, sicuramente troviamo l’osteotomia sagittale della mandibola. Questo intervento prevede, tramite due piccole incisioni eseguite all’interno della bocca, in prossimità dell’ultimo dente visibile in arcata, si esegue la scheletrizzazione dell’angolo mandibolare, si procede quindi con un trapano rotante, o con il piezoelettrico all’esecuzione dell’osteotomia, condotta a “becco di flauto” dalla parte più interna del ramo a quella laterale del corpo mandibolare. In questo modo, eseguita bilateralmente, sarà possibile mobilizzare il corpo mandibolare riposizionarlo nei tre piani dello spazio. Al termine del riposizionamento, le fratture chirurgiche verranno contenute mediante 3 viti bicorticali per lato. L’esecuzione di questa tecnica chirurgica prevede spesso la visualizzazione del nervo mandibolare, struttura nervosa che passa nel contesto della mandibola, al di sotto dei denti e porta la sensibilità di labbro inferiore, mento e articolato dentario dell’emilato interessato dalla chirurgia. Le complicanze legate all'intervento della mandibola sono diverse e, purtroppo, tra queste si annovera la lesione del nervo mandibolare che tuttavia non determina una paralisi del labbro bensì solo un difetto della sensibilità, spesso transitorio

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