L'approccio alla vulvodinia

Giorgio Marcialis

Medico di Medicina generale

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La vulvodinia è una sindrome ginecologica che colpisce una donna su quattro, ma di cui purtroppo si sa ancora molto poco. Consiste in un dolore cronico dei genitali esterni che influenza ogni sfera della vita quotidiana: camminare, indossare indumenti stretti diventano un problema, per non parlare della sfera intima e riproduttiva.

E’ causata dalla sensibilizzazione di terminazioni nervose periferiche, localizzate sulla vulva, dalla degranulazione dei mastociti (cellule deputate all’infiammazione). Questo processo comporta un dolore che può essere localizzato o diffuso, dolore che assomiglia spesso ad una puntura di spilli e che può essere localizzato anche a livello vescicale.


E’ una patologia sottodiagnosticata per vari motivi: è poco conosciuta, anche perché le donne che ne soffrono provano disagio a parlare dei sintomi ad essa correlati.

Le cause della vulvodinia sono sconosciute, ma potrebbe dipendere da irritazioni ripetute, infezioni vaginali, traumatismi durante i rapporti sessuali magari per secchezza delle mucose vaginali, indumenti troppo attillati, contatto prolungato con le urine come in caso di incontinenza.

La patologia può colpire ogni età, ma ha un picco di incidenza tra i 20 e i 40 anni. Al momento non vi sono terapie specifiche e del tutto efficaci, ma si possono ottenere miglioramenti con farmaci (antidepressivi, probiotici, D-mannosio, ormoni, palmitoiletanolammide/PEA), oppure con mezzi fisico-riabilitativi ( massaggi vaginali, esercizi di Kegel, TENS).


Alcuni accorgimenti come bere molto, utilizzare il giusto detergente intimo, non indossare indumenti attillati, utilizzare biancheria di cotone non colorata (le fibre sintetiche ed i coloranti possono causare irritazione), aiutano nella risoluzione del problema.

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