Il campo mentale della CTU

Alessia Micoli

Psicologa Criminologa

La consulenza tecnica d'ufficio è l'attività espletata da un esperto, cui il Magistrato utilizza all’interno del processo per poter ottenere delle nozioni specialistiche su dati di particolare complessità, cioè per poter svolgere delle indagini che richiedono delle competenze e conoscenze specifiche.

La C. T. U. non ha un mandato psicoterapeutico e si muove in un contesto giuridico- valutativo, che può divenire anche trasformativo.


Attraverso l’ordinanza di nomina il Magistrato, tramite l’albo dei C. T. U. del tribunale a cui fa riferimento, nomina un esperto (art. 191 c. p. c.) che con un tempo di centoventi giorni lavorativi dovrà: osservare la famiglia con i suoi singoli componenti, incontrare la coppia genitoriale, il minore o i minori, incontrare laddove sono intervenuti i Servizi Sociali, svolgere incontri con i nonni, gli eventuali compagni dei genitori, effettuare le visite domiciliari, incontrare le insegnanti di riferimento ed effettuare delle riunioni con i consulenti di parte (CC. TT. PP.).

Si fa presente che il Magistrato può disporre il tempo in base all’urgenza, quindi i cento venti giorni lavorativi potrebbero variare in base alle necessità del minore o dei minori.

La parte può avere un proprio consulente, il quale svolge un ruolo particolare e delicato, in quanto oltre a presenziare a tutte le operazioni peritali deve anche sensibilizzare la parte verso le tappe fondamentali della consulenza.


Terminato questo lavoro dovrà inviare una “bozza” ai legali delle parti, che la gireranno ai consulenti di parte che avranno un tempo, stabilito dal Giudice, per effettuare delle osservazioni al C. T. U. che risponderà direttamente con la stesura della relazione finale al Magistrato.


Negli anni 70 la C. T. U. aveva un’impostazione medico- legale ove il Magistrato nominava come esperto uno psichiatra per andare ad individuare una eventuale patologia psichiatrica od una malattia mentale e all’interno di una consulenza effettuava una diagnosi di personalità; vi è stata un’evoluzione del contesto peritale in cui il Magistrato ha iniziato a nominare come esperto uno psicologo che lavorava per poter andare ad individuare il “genitore psicologo”, ovvero colui che si avvicinava il più possibile al figlio ed alla sua vita.


Ai giorni d’oggi è tutto mutato, in quanto il Magistrato ha cominciato a dare importanza alla bi- genitorialità e la C. T. U. va ad effettuare un lavoro su “entrambi i genitori”.

La C. T. U. diviene una risorsa molto importante per i genitori, soprattutto per poter ricostruire i rapporti e dare un senso al fallimento familiare, riportando la centralità sull’interesse del minore.


Difatti è proprio sul valutare se i diritti del minore sono tutelati dai genitori che il C. T. U. deve muoversi, tenendo sempre a mente l’art. 337 del c. c.: “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cure, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e conservare i rapporti significativi con ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

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